Fin dai primi ascolti ci rendiamo conto che questo non è un disco per tutti. Non è ruffiano. Non è radiofonico. Non è neanche tanto pop, e soprattutto non è piccolino. Perché è, per dirla (al telefono) con Mauro Balletti, di una bellezza imbarazzante. Ma fate attenzione che stiamo parlando di un disco (Piccolino esiste anche in vinile) “minoso” da morire. Una libidine per i fan.
E’ come se Mina, nella sua attrezzatissima cucina di Lugano, si fosse messa un grembiule (quello a quadri blu di Pappa di latte), e con un frullino avesse preso a montare una valanga di panna destinata ad una scolaresca di bambini ghiottoni appostati sotto casa. Ma il mercato è altra cosa. E’ pieno di diabetici, di persone che non amano il dolce o che comunque non amano i dolci troppo dolci. E allora stiamo parlando di un disco in controtendenza? Nemmeno. Un disco molto avanti? No, semmai è piuttosto indietro. Un disco per una ristretta nicchia? Da passaparola? Forse. Piccolino contiene l’essenza di Mina, se Mina fosse un profumo. E questo è quanto, ma cercherò di parlarne nello specifico, canzone per canzone, entrando in punta di piedi come se fosse un santuario o un sogno da venti euro, il prezzo del cd.
Io, possibili acquirenti, vi ho avvertiti! E’ un regalo che Mina ha voluto fare ai suoi fan… Certo che se foste bisognosi di affetto…


















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